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lunedì 22 giugno 2015

Professor X - Ennesime provocazioni

A ottobre decisi di riprovare, decisi che nessuna delle sue stupide parole avrebbe potuto impedirmi di sostenere l’esame.
Anche se il rituale fu sempre lo stesso, mi sedetti e riempii di scritti il mio foglio, la settimana dopo quando andai a controllare i risultati vidi finalmente un numero accanto al mio nome. Non avevo superato l’esame con il massimo dei voti, avevo ottenuto un voto intermedio, non era quello che mi aspettavo in proporzione alla mia preparazione, ma era un voto onesto, guadagnato onestamente, senza cedere a compromessi, era un voto meritato e pieno di onore.
Quando andai a farmi firmare il libretto il professor X era lì a sorridere come sempre, con la sua area spavalda e con la sua faccia di merda.
“Nadia ha visto che stavolta l’ha superato? Sa, questo è l’ultimo appello che faccio, dopo cambio corso d’insegnamento, per cui ho deciso di farle superare l’esame. Avrebbe potuto superarlo al secondo appello, se solo mi avesse ascoltato.”
Avrei voluto dirgli quanto e come mi facesse schifo, ma mi limitai come sempre a non rispondere e gli diedi il libretto affinché mettesse finalmente la sua stupida firma. Lui stava lì davanti a me e mi scrutava, come sempre, era curioso e forse anche un po’ infastidito perché non riusciva a mandare a segno le sue provocazioni. Aprì il libretto e guardo gli esami che avevo sostenuto fino a quel momento, poi con il solito sorrisino ebete disse “Ah però, ha già sostenuto altri esami, qui vedo altre firme e un paio sono di febbraio. A quanto pare non sono il primo e anche se le avessi fatto superare l’esame a luglio non sarei stato io a sverginare il suo libretto.”
Pronunciò quelle parole guardandomi negli occhi e cercando di carpire ogni minima reazione. Non fu facile restare inflessibile per l’ennesima volta, ma ripetevo a me stessa di restare in silenzio fino a quando quella viscida creatura non avesse scritto il suo nome sul mio libretto.
Restammo in silenzio entrambi per qualche secondo, poi si rassegnò e infine decise finalmente di apporre una firma. Dopo che nero era stato messo sul bianco disse “ E’ contenta del voto che le ho dato?”
Riprendendo il libretto dissi “Non m’importa del voto, sono contenta di aver superato l’esame e sono felice di averlo fatto da sola”.
Lui colse la l’occasione per rifilarmi l’ennesima battuta infelice e naturalmente piena di doppi sensi “Lei sbaglia, è troppo rigida, se l’avessimo fatto insieme sarebbe stato più divertente, non sa che si è persa!”