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domenica 28 giugno 2015

Altro concorso, stesso scenario

Portavo con me un abito indossato per le grandi occasioni, le scarpe col tacco prese in prestito da mia sorella e un costume appena comprato per far bella figura in passerella.
Il concorso di bellezza prevedeva oltre alla sfilata anche una prova artistica, ma non sono mai stata tagliata per la musica nè tanto meno per la danza, così ebbi l'infelice idea di recitare una poesia breve ma intensa che meglio rapprensentava il mio stato d'animo in quel momento... mi sentivo sola per cui la scelta ricadde su "E' subito sera" di Quasimodo... Oggi mi rendo conto che fu senz'altro inappropriato considerando il pubblico che avevo davanti. Tutti mi guardarono allibiti e dalla platea si sollevò una voce "...ma china cazzo è su Quasimodo?"
La prima fascia fu conquistata da una ragazza il cui padre aveva contattato nel pomeriggio tutti i giurati, ma io ero felice lo stesso perchè in mezzo a tutta quella gente avevo conquistato una terza fascia senza chiedere aiuto a nessuno e a far crescere la mia autostima avevo contribuito un signore del pubblico che intervistato dal conduttore su chi fosse la sua preferita  aveva asserito "Er numero nu mo ricordo ma c'aveva er vestito rosso" : solo io indossavo un abito rosso!
Altro concorso, altre persone, altri dirigenti, altro staff, ma identico quadretto: solita fila di mamme frustrate che portano le proprie figlie per avere un riscatto sociale, solita fila di maniaci pronti ad assaltare le concorrenti più ambiziose, solite ragazze represse in cerca di marito!
Avevo raggiunto la maggiore età, per cui potevo partecipare senza l'obbligo di un accompagnatore e in effetti i miei erano allo scuro di tutto.
Erano gli anni dell'università. Avevo inseguito il mio primo amore e con un notevole sforzo ero riuscita a frequentarlo, peccato che oltre a me frequentava chissà quante altre ragazze!
La mia insicurezza cresceva giorno dopo giorno così volevo farmi notare: è incredibile quante cose stupide si fanno per amore!
Avevo incontrato per caso una persona molto influente, mentre aspettavo che quel ragazzo speciale venisse a prendermi.
Ero sottocasa vicino l'università, era giugno inoltrato, faceva caldo e indossavo un abito un po' striminzito, avevo passato l'intera mattinata a prepararmi e avevo addirittura dormito con i bigodini (messi tra l'altro da sola e fermati con degli spaghetti perchè dalla fretta di portarli via da mia madre senza farmi scoprire avevo dimenticato i beccucci!)
Una macchina sportiva a gran velocità sfrecciò sotto casa, poi a un tratto frenò, fece retromarcia in curva e si fermò sul ciglio della strada. Un uomo giovane e dall'aspetto molto distinto si presentò. Mi accorsi subito che nonostante le dimensioni dell'auto era "di piccola taglia" (alla luce delle mie letture di Tolkjen potrei dire che era un hobbit, la forma delle orecchie lo testimoniavano) scese dall'auto, attraversò la strada e mi venne incontro. Si presentò come l'organizzatore di un famoso concorso nazionale e come responsabile di una nota agenzia di modelle, mi riempì di complimenti e infine mi lasciò un biglietto da visita su cui annotò il suo numero di cellulare sfoggiando uno dei suoi sorrisi a 34 denti!
Avevo aspettato il mio primo amore per ben due ore sotto il sole, non era venuto e non aveva neppure telefonato. Non sapevo spiegare il suo comportamento e nonostante mi sforzassi non trovavo una valida motivazione. Ancora oggi non so con certezza perchè non si presentò, ma dentro di me si faceva spazio l'idea che aveva trovato qualcosa di meglio da fare che stare in compagnia di una sciocca ragazzina innamorata. Allo scadere della terza ora di attesa invano tornai a casa in lacrime, mentre mi cambiavo d'abito mi capitò tra le mani il biglietto da visita di quell'uomo, così la disperazione mi spinse a chiamare.