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domenica 21 giugno 2015

Professor X - L'apice dello squallore

A settembre sapeva che sarebbe stato difficile trovare una nuova scusa per punirmi, così cercò di infastidirmi e ci riuscì pienamente.
Faceva un caldo terribile, non si respirava. Mi presentai all’esame con una pinza nei capelli, senza trucco e con un paio di ciabatte ai piedi, ma feci lo sbaglio di indossare un vestito anziché un pantalone. Non era nulla di provocante, solo un tubino giallo che copriva le gambe fino al ginocchio. Era un vestito come tanti, uno che anche una tranquilla madre di famiglia avrebbe potuto indossare per andare a fare la spesa e, se fosse stato scuro, sarebbe stato adatto anche a una suora!
Appena il Professor X entrò nell’aula come sempre pronunciò il mio nome e mi invitò a prendere posto nelle prime file, poi dopo aver disposto tutti gli studenti alternando un posto vuoto a uno pieno iniziò a distribuire i fogli. Non era solo, dei giovani assistenti lo aiutavano nello svolgimento delle pratiche burocratiche.
Posò un foglio protocollo a righe sul mio banco e guardandomi negli occhi sorrise. Ogni volta che si avvicinava a me sentivo un senso di angoscia e ogni volta che si allontanava sentivo una piacevole sensazione di liberazione.
Dopo aver ricevuto il foglio tirai un sospiro di sollievo convinta che avesse proseguito altrove con la distribuzione del materiale, ma in realtà aveva dato ad altri i fogli e lui era lì dietro di me, me ne accorsi solo quando si avvicinò e disse sussurrando al mio orecchio “Nadia, lei mi ha fatto venire un orgasmo che erano anni che non mi veniva così!”
Rimasi impietrita, poi presi la borsa e lasciai l’aula senza mai voltarmi. Ero spaventata e forse anche un po’ imbarazzata, quel giorno il professor X aveva superato ogni limite e il mio autocontrollo mi aveva abbandonato. Non saprò mai cosa fece quando abbandonai l’aula, perché nessuno che conoscessi era lì a sostenere l’esame e a nessuno dei presenti osai chiederlo.
Tornando a casa in autobus pensavo a cosa poter dire ai miei genitori e la scusa ufficiale fu che non ero stata in grado di terminare la prova scritta, per cui non avevo consegnato il mio elaborato. 
All'umiliazione di non aver potuto reagire a una volgare avance avevo aggiunto quella di dover ammettere una colpa che non era mia. Avevo studiato tanto per quell'esame e avevo sacrificato gran parte dell'estate per prepararmi. Se ci penso ancora adesso mi sento male...