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venerdì 19 giugno 2015

Professor X - parte IV

Il professor X dopo aver elogiato la sua platea aveva cercato con lo sguardo la sciocca ragazzina di campagna che aveva imbarazzato il giorno prima e non scorgendola fra i banchi della prima fila disse: “Dov’è Nadia? Ieri in prima fila abbiamo conosciuto Nadia, oggi non è venuta? Si è già stancata dei miei insegnamenti?” Qualcuno mi indicò e io alzai la mano. Il professor X sorrise divertito, poi disse “ Venga Nadia, ci raggiunga in primo banco, sono sicuro che uno dei suoi colleghi sarà felice di cederle il posto, anzi, si sieda alla cattedra, tanto io non mi siedo mai quando faccio lezione.
Mi alzai e raggiunsi la cattedra sotto gli occhi indiscreti di tutta la platea. Nel corso della lezione non mancarono battutine, sorrisi idioti e sguardi incuriositi, poi quando le due ore giunsero finalmente al termine sentii un senso di liberazione e un’incredibile desiderio di tornare a casa.
Passarono i giorni e i mesi. A ogni lezione sentivo il professor X pronunciare il mio nome e ogni giorno ero invitata a prendere posto nei primi banchi cosicché potesse tenermi d’occhio. Con il passare del tempo le sue battutine erano diventate sempre più esplicite, i suoi inviti sempre più spudorati. Era diventato un incubo, era ovunque. Quando andavo al bar trovavo le consumazioni pagate poi quando mi voltavo incrociavo il suo viso con quel sorriso ebete dipinto sulle labbra.
Non dissi nulla ai miei genitori, non volevo che si preoccupassero per me, dovevo solo cercare di tenere a bada uno sciocco megalomane, convinto di poter ottenere ogni cosa dalla vita, convinto di poter soddisfare ogni suo capriccio grazie al suo potere.
Arrivò la primavera e poi l’estate, finalmente il corso di studi del professor X era finito e ora non restava che dare gli esami.
Ai miei tempi gli esami si sostenevano a giugno, in realtà c’erano tre appelli: uno a fine giugno, uno i primi di luglio e uno a fine luglio. La regola era che chi sosteneva la prova d’esame a giugno e non la superava aveva la possibilità di ripeterla a fine luglio. Chi invece sceglieva di sostenere l’esame i primi di luglio, non poteva ripetere la prova alla fine del mese, ma veniva rinviato a settembre. Decisi di sostenere l’esame al primo appello, mi sentivo preparata, non avevo motivo di aspettare, altre materie meritavano di essere studiate con altrettanto impegno.
Un giorno mentre andavo a studiare in biblioteca incontrai per i corridoi dell’università il Professor X che non mancò di intavolare conversazione.
“Nadia, buongiorno, che piacere incontrarla, dove va di buon ora?”
Risposi che avevo fretta perché altri ragazzi mi stavano aspettando per studiare insieme. Non scorderò mai il suo sguardo viscido e le sue stupide parole sussurrate quasi a voler sembrare gentile, sebbene di gentilezza non ve ne fosse traccia alcuna.
“Nadia ha deciso quale appello fare?”
D’istinto quasi volessi liberarmi di un peso risposi “Sì, ho deciso di fare il primo, ho seguito il corso e ho studiato, mi sento preparata e forse è meglio non aspettare oltre”.
Lui mi guardò e con una smorfia pungente disse “ Tutti fanno il primo appello, sarà pieno di gente. Faccia il secondo appello, saremo in pochi, lo facciamo io e lei nella mia stanza, lo facciamo solo orale, niente scritto se lo facciamo io e lei nella mia stanza, promesso!”
Non credevo a quello che avevo appena sentito, non pensavo che potesse essere più esplicito di quanto non lo fosse stato nei mesi precedenti.