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sabato 8 agosto 2015

Volano sedie...

Certe volte mi chiedo quanto possa valere la dignità di una persona e se valga la pena o meno battersi per difenderla. Oggi ero incosciamente distratta e mi sono persa nei ricordi, fino a pensare a un episodio di qualche tempo fa...
Vivevo ancora in città, in una grande città e avevo fatto di un hobby la mia attività lavorativa principale: la figurante.
Oramai passavo le giornate correndo da un luogo all'altro in cerca di un contratto che mi garantisse una presenza fissa all'interno di un programma con una relativa retribuzione mensile.
Diversi erano i provini che si tenevano in città e pian piano li stavo facendo davvero tutti.
Ero stata scartata da poco da un'importante selezione, per cui senza alcuna aspettativa mi recai in un importante studio televisivo.
I partecipanti ai provini eravamo davvero tanti, sebbene nello studio ne sarebbero stati ammesi circa un centinaio, forse anche meno!
Il regista era uno dei più importanti pilastri della tevisione italiana, un uomo anziano, burbero e dispotico.
Entrammo a gruppi, lui ci osservava dalla sua segiola e indicando diceva "Tu sì" se il volto del suo interlocutore rispondeva a quelli che riteneva i canoni essenziali per comparire in tv, "Tu no" se la faccia che aveva davanti non gli piaceva.
In genere di anno in anno i figuranti di quella trasmissione venivano riconfermati, non capisco nemmeno perchè facesse i provini dato che ogni anno riprendeva sempre le stesse persone, segnalate anno dopo anno da potenti all'interno dell'emittente o da persone che per qualche motivo ruotavano intorno al cosiddetto "showbusiness".
Naturalmente fui scartata e a testa bassa lasciai lo studio, stavo per recarmi alla fermata dell'autobus, quando incontrai una ragazza che conoscevo, con cui avevo fatto in passato altre trasmissioni sempre in veste di comparsa.
Iniziammo a ridere e sorridere su come era stato svolto il provino, anche lei era stata, per così dire, "bocciata", quando all'improvviso una ragazza ci venne incontro e vistosamente agitata chiese "Avete fatto le selezioni per il programma quotidiano?"
Risposi di sì, non mi lasciò aggiungere "Su forza rientrate nello studio" disse "Ha bisogno di altre persone quindi siete ripescate, anzi, posso già dirvi che siete assunte!"
Ero felicissima, non riuscivo a crederci, mi precipitai nel luogo del provino dove l'uomo di mezza età stava discutendo animatamente con altri signori.
Ordinò che lo studio fosse preparato come se stesse per iniziare la diretta, poi fece disporre le sedie in modo da poter verificare come le postazioni dovessero essere assegnate e uno alla volta iniziò a farci accomodare.
Ero emozionata, così quando indicò me suggerendomi dove dovevo prendere posto non capii, fu questione di un attimo, ma lui andò su tutte le furie e... mi lanciò una sedia!
Avete capito bene, si alzò di scatto e mi ordinò urlando di prendere posto, io risposi timidamente di non aver capito, così prese la sedia su cui era stato seduto fino a qualche attimo primo e la lanciò verso di me con molta indignazione.
Fortunatamente un ragazzo mi tirò a un lato evitando che l'oggetto mi colpisse, poi disse quasi bisbigliando "Devi sederti lì, svelta!". Seguii la direzione che mi aveva indicato senza proferire parola, ero sconcertata, ma avevo bisogno di quel lavoro...
L'uomo  mi osservò in silenzio, solo quando fui seduta si avvicinò e disse "Bene, questo sarà il tuo posto per tutto l'anno, devi sederti sempre qui. Mi raccomando trucco sobrio, vestiti sportivi e mai, per nessun motivo, il colore marrone. Io amo i colori vivaci, cerca di usare colori vivaci".
Quello che mi sorprese fu il tono di voce con cui pronunciò quelle parole, aveva una sorta di indifferenza, come se a scagliare la sedia contro di me non fosse stato lui o peggio ancora, come se scagliare una sedia contro qualcuno fosse una cosa normale.
Firmai il contratto che mi legava a quella trasmissione il giorno dopo, avevo un lavoro quotidiano da ottobre a giugno, questo era l'importante, tutto il resto non aveva alcuna rilevanza, sebbene ancora oggi se penso a quel giorno mi sento male...