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mercoledì 9 marzo 2016

Il ritorno degli ostaggi in Italia

Non ho mai conosciuto mio nonno Francesco, era una persona buona mi hanno detto, ma è venuto a mancare poco più che sessantenne, molto prima che io nascessi.
Ho sempre avuto il desiderio di conoscerlo e in questi giorni, alla luce degli ultimi avvenimenti, più volte il mio pensiero è stato rivolto a quella figura mancante in un panorama familiare purtroppo incompleto.
Gli anni che seguirono la fine del secondo conflitto mondiali erano anni difficili per la Calabria e lo erano ancor di più per un paese piccolo di campagna.
Mio nonno era povero, non aveva terreni da coltivare, né animali da portare al pascolo, per cui, per poter sfamare la famiglia decise di arruolarsi nell'esercito e partire volontario per una missione in Africa.
Fu fatto prigioniero in Libia e lì rimase per sette lunghi anni, quando tornò era completamente stravolto: era stato torturato dai suoi carcerieri, aveva subito terribili umiliazioni e aveva contratto innumerevoli malattie.
Mia nonna mi raccontò che al suo ritorno aveva la fobia delle persone di colore e che in più occasioni, con grande difficoltà aveva parlato di torture e di affronti subiti al limite della dignità umana. Aveva digiunato per giorni e giorni, aveva raccolto insulti e sputi, era stato malmenato e abbandonato a se stesso durante la lunga malattia che aveva compromesso irreparabilmente i suoi polmoni.
Si è spento prematuramente a causa di evidenti problemi respiratori, nessuno ha mai pagato per avergli distrutto la vita, lo Stato italiano dopo un lungo procedimento giudiziario protrattosi per oltre un ventennio ha rimborsato i figli con dieci milioni di lire: la vita di mio nonno e la sua lenta e dolorosa agonia per lo Stato italiano ha avuto un valore pari a poco più di cinquemila euro pagate nel 2000, peccato che mio nonno  si era spento nel lontano 1973.
Il mio pensiero va oggi agli ostaggi italiani rientrati in patria ieri e a quelli che purtroppo non ce l'hanno fatta. Nessuno di loro potrà mai dimenticare l'orrore di quei giorni di dolore, nessuno dei familiari delle vittime avrà mai dallo Stato italiano qualcosa che si avvicini lontanamente al valore delle loro perdite. Non si può dare un valore monetario a una vita umana che si spegne, ma non è corretto mancare di rispetto al dolore della gente offrendo un misero indennizzo.
Nessuno potrà colmare il vuoto lasciato da una persona cara, ma occorre, purtroppo, reagire e andare avanti nella vita e per farlo occorrono risorse monetarie, che spesso è difficile reperire.
Il nostro governo dovrebbe garantire dignità alle persone e soprattutto dovrebbe partecipare al dolore dei connazionali prima di elargire fondi per sostenere e alimentare l'invasione delle popolazioni straniere.
Mio nonno è stato fatto prigioniero in terra straniera e nonostante fosse un militare andato in pace è stato condannato a sette anni di prigionia. Gli stranieri che giungono in Italia clandestinamente e che spesso e volentieri delinquono, vengono accolti a braccia aperte dal nostro governo: vengono premiati con leggi che favoriscono il loro dilagante malcostume e viene loro assegnato un sussidio che è fatto di soldi provenienti dalle tasche degli stessi italiani ridotti in miseria.
Sogno un Italia in cui gli italiani siano protagonisti, non un paese in cui i cittadini vengono sfruttati, derubati e umiliati dal proprio governo.
alla solidarietà fra i popoli, No alla sottomissione: l'Italia è nostra, non degli stranieri, non dimentichiamo che a casa loro noi siamo prigionieri, in casa nostra loro si comportano da padroni.